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  • Arcadio Pasqual

La crisi del 1929

I trattati di pace ai quali si diede il via dopo la Prima Guerra Mondiale, durata dal 1914 al 1918 avevano creato instabilità nelle relazioni internazionali. La normalità tornò grazie al nazionalismo economico che stabiliva la chiusura al commercio internazionale e le limitazioni all'immigrazione per la mancanza di cooperazione internazionale.


A fronte della Guerra, l'Europa lottava contro l'inflazione e la ripresa industriale mentre gli Stati Uniti, creditori netti nei confronti del resto del mondo, godevano di un primato economico gestito inconsapevolmente.


Sta di fatto che la guerra aveva messo gli Stati Uniti in una posizione di predominio:

  • da una parte in quanto durante la guerra aveva finanziato le potenze vincitrici e

  • perché i paesi sconfitti, in particolar modo la Germania, avevano ricevuto prestiti e finanziamenti per la ricostruzione.


Gli Stati Uniti però non erano consapevoli di questo primato, in quanto la politica economica del paese era orientata solo agli interessi interni, in poche parole la classe dirigente non capiva che quanto stava succedendo negli USA si stava propagando a macchia d'olio anche in Europa.

Inoltre, in economia nel bene o nel male, vale la regola della ciclicità, e di conseguenza era inevitabile aspettarsi un'inversione di tendenza anche per l'economia statunitense.



L'arrivo della Grande Depressione

E' proprio nel 1929 che questa inversione di tendenza prende vita.

In quell'anno gli USA ebbero un tracollo senza precedenti, innescando una delle crisi economiche più gravi della storia, la Crisi del 1929, anche conosciuta come la Grande Depressione.


La Grande Depressione ebbe inizio nell'Ottobre del 1929 con un colossale crollo della borsa. Gli Stati Uniti prima di quel momento erano il paese più forte e in salute di tutti, concludevano grandi affari e la classe dirigente del paese nutriva grandi aspettative nei confronti del paese.


A fronte dell'ottimismo si verifico un boom a livello speculativo di titoli statunitensi.

Il boom fu alimentata dall'espansione di nuove tecnologie, dallo sviluppo dell'industria automobilistica e dalla crescita di settori come quello del petrolio.

A fronte di questi molteplici miglioramenti l'indice azionario Dow Jones registrò un incremento del 500% in soli sette anni, fino al fatidico 24 Ottobre del 1929.


Il giovedì nero di Wall Street


Quel giorno più di 13 milioni di azioni furono vendute, a questo primo giorno di vendite incontrollate ne seguì una altro in cui ne furono vendute altre 16 milioni, l'indice subì una flessione del 40% in poco meno di un mese e il terrore si diffuse in tutto il mondo (vedi grafico)


La domanda di beni diminuì.


A fronte della diminuzione della domanda, le imprese non riuscivano a far fronte ai propri debiti. Il commercio internazionale diminuì e con questo diminuirono anche i redditi dei lavoratori. La crisi portò al fallimento di numerose aziende, incrementò la disoccupazione e segnò la fine di uno dei periodi americani più felici, quelli che passarono alla storia come "I ruggenti anni venti".


Curiosità e approfondimenti:

  • Il 29 Ottobre del 1929 è conosciuto anche come il giovedì nero di Wall Street

  • Il crollo di Wall Street è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, infatti, la crisi ha avuto origini nell'economia reale. Già nella seconda parte degli anni Venti, negli Stati Uniti il settore dell'agricoltura stava risentendo dell'utilizzo delle macchie industriali che portò ad una riduzione dei prezzi.

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