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  • Arcadio Pasqual

Rischio e rendimento: introduzione!

Avremmo potuto fare due lezioni diverse: una sulla performance e una sul rischio ma in questo articolo introduttivo abbiamo pensato che fosse opportuno trattarli assieme. In effetti se ci fosse un decalogo di leggi fondamentali della finanza in primo luogo si leggerebbe qualcosa come "solo a fronte di rischi elevati è possibile ottenere rendimenti altrettanto elevati".

Sembrerebbe una frase ovvia ed effettivamente lo è (anche perché il contrario non potrebbe reggere) e lega indissolubilmente insieme i due concetti sopra citati. Nota bene che non esiste un investitore al mondo che non sia stato tentato in qualche investimento "sicuro" che prometteva rendimenti fuori dal mercato. L'importante è non crederci!


Andiamo con ordine. In primo luogo, qual è la definizione di " rendimento fuori dal mercato"?

In poche parole si definisce tale un rendimento che non è coerente con i rendimenti di prodotti simili sul mercato. Se si legge che investendo in un'azione si potrà avere un rendimento di X al mese, dove X è un qualunque numero positivo, si parla allora di rendimento fuori mercato, perché quando si investe non si ha la certezza di un rendimento a fine mese, o fine anno ma nemmeno a fine 10 anni! Stessa cosa per le obbligazioni. Se il rendimento a scadenza di un obbligazione è ad esempio del 10% quando il rendimento di un titolo di Stato equivalente (con una scadenza simile) è del 2%, vuol dire una cosa sola: le probabilità che l'emittente dell'obbligazione fallisca sono elevate! Magari ripagherà il debito con gli interessi dovuti ma ciò non toglie che si è corso un grande rischio per ottenere un rendimento molto più elevato rispetto agli standard del mercato.


Come si misura il rischio?

Non esiste un unico metro di paragone per calcolare il rischio anche perché ce ne sono di diversi tipi da tenere presente. Noi ci focalizzeremo sulla variazione del prezzo, ovvero sul rischio di mercato che viene storicamente misurato con la "volatilità" ovvero sul grado di variabilità dei prezzi.

Il concetto è semplice: se il prezzo di uno strumento da un giorno all'altro subisce piccole variazione sarà meno rischioso di uno strumento che invece subisce grandi variazioni. Va da sé che uno strumento con volatilità del 3% sarà molto meno rischioso di uno con volatilità del 10% (la volatilità viene espressa in % perché dipende dalla variazione dei prezzi che in finanza viene espressa in punti %.)


Quali sono le altre misure di rischio?

Ci sono altre due misure di rischio che devono essere tenute a mente per creare dei portafogli virtuali: il Maximum Draw Down e le Performance di Periodo. Il primo è molto importante perché ti fa capire subito quant'è stata la massima perdita di quella tipologia di investimento nel passato.


Il secondo indicatore ti fa capire per esempio dopo un anno dall'aver investito in uno strumento quali sono le percentuali passate di avere avuto una performance positiva. Anche in questo caso, se nel passato dopo un anno il 40% delle volte c'è stata una performance negativa, non andrò a fasciarmi la testa a fronte di performance deludenti.



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