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  • Arcadio Pasqual

Viva il Capitalismo o abbasso il Capitalismo?

Aggiornato il: 25 ott 2019





Ma allora questo Capitalismo: è da buttare o no? È la causa di tutti i nostri mali, o è la soluzione?


Difficili domande che come sempre non hanno una sola risposta.


Se possiamo tranquillamente dire che è grazie al capitalismo che dal 1700 ad oggi la maggior parte della gente comune è uscita da una condizione di fame e povertà e può vivere in condizioni decorose, è altrettanto vero che le diseguaglianze e lo sfruttamento di risorse senza tenere in considerazione il bene comune (e le generazioni future) ha contraddistinto il capitalismo negli ultimi secoli.


Ma andiamo con ordine.


Prima di tutto definiamo meglio cosa intendiamo per Capitalismo. Il Capitalismo è un sistema economico basato sull’impiego di capitale (che può essere sotto forma di beni, proprietà, denaro, ecc.) allo scopo di sviluppare una attività che produce beni e servizi con lo scopo di ottenere un profitto (ho appena finito di descrivere in due parole il nostro sistema economico!).



Ma visto che è il consumatore finale che decide come utilizzare il proprio denaro, e quindi se comprare o meno un determinato prodotto o usufruire di un determinato servizio, ne deriva che solo quei beni e servizi che trovano il gradimento dei consumatori verranno comprati, aumentando il fatturato (e probabilmente gli utili) di quelle aziende che li commerciano.


Quindi è importante ricordarsi che le aziende che crescono e che prosperano nei mercati mondiali sono quelle che riescono a costruire prodotti o fornire servizi che i consumatori prediligono ad altre. Una implicazione fondamentale qui, che viene spesso dimenticata da tutti, è che il coltello dalla parte del manico lo abbiamo noi consumatori.


La ricerca, l’innovazione, la creatività, la bellezza, l’esclusività, eccetera eccetera, sono tutti strumenti che sono gestiti dai capitani d’azienda per creare quei prodotti e servizi vincenti che saranno richiesti dai consumatori e che permetteranno all’azienda di vendere e fare utili.

E dirigenti, quadri, impiegati, operai sono necessari per portare quei prodotti/servizi dalle menti dei loro creatori nelle case dei consumatori.



Come lo sono i fornitori di materie prime o fornitori di beni intermedi, che a loro volta sono scelti in base al prezzo e alla qualità dei beni che offrono. Questa (con una buona dose di semplificazione) è la società in cui viviamo.


Torniamo adesso alle domande iniziali. Chiaramente a nessuno di noi verrebbe in mente di tornare indietro al tempo dei re e delle regine, circondati dalla nobiltà. A quei tempi il 99,9% della popolazione non se la passava per niente bene. Ma se andiamo a vedere quello che è successo negli ultimi secoli vediamo che c’è una bella differenza tra il capitalismo della rivoluzione industriale in Inghilterra, quello dei “ruggenti anni venti” in America e quello di oggi.


Il Capitalismo è cambiato nel tempo


Ma è cambiato da solo o è cambiato per causa di forze esterne?


Guardiamo ad un esempio recente di tentativo di cambiamento “auto-gestito”. Negli anni Settanta Milton Friedman diceva che l’unico obiettivo di una corporation doveva essere quello di massimizzare i profitti per gli azionisti. Abbiamo visto dove questa dottrina ci ha portato!


Cinquanta anni dopo (questa estate) gli amministratori delegati delle società più influenti degli Stati Uniti e quindi del mondo (il Business Roundtable) hanno dichiarato che l’obiettivo di una corporation non deve essere solo quello enunciato da Friedman, ma anche quello di tenere in considerazione il “well-being”, il benessere, dei clienti, dei dipendenti e della società in cui viviamo. Sicuramente un bell’inizio di un nuovo corso, un bel cambiamento, ma un po’ troppo poco.


Negli ultimi secoli tante forze “esterne” diverse hanno invece radicalmente cambiato il capitalismo, possiamo prendere per esempio i movimenti sindacali o gli anche i movimenti ambientalisti. Ma nella stragrande maggioranza dei casi la forza maggiore del cambiamento sono stati i governi con le loro leggi.



Se vogliamo un Capitalismo diverso nel futuro, più attento alle diseguaglianze, ai diritti civili, ad una più equa fiscalità, all’ambiente, al gender equality, (e la lista è lunga) possiamo magari aspettare che si adegui da solo (forse la “mano invisibile” ci aiuterà). Ma più facilmente può essere indotto a cambiare, introducendo o modificando alcune leggi per assicurarsi che il Capitalismo si adegui ai tempi moderni.


Difficile? Non necessariamente, ricordiamoci che le leggi le fanno i politici, e i politici vengono scelti dai cittadini nello stesso modo che i consumatori scelgono i prodotti/servizi.


Quindi non guardiamoci intorno per cercare sempre qualcuno che metta a posto le cose per noi. Ricordiamoci del potere che abbiamo e usiamolo!


To be continued…


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